Il culto svolto dalla chiesa

L’ONORE, IL PRIVILEGIO CHE ABBIAMO:
L’espressione andare in chiesa (il locale), seppure molto in uso fra noi, non rende
precisamente il concetto del Nuovo Testamento che vede la chiesa (le persone) come
l’insieme dei redenti riuniti per offrire il culto al Signore Atti 9:31 “Così la chiesa, per
tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando
nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva
costantemente di numero. In conformità a Ebrei 10:25 “Non abbandonando la nostra
comune adunanza=traduce dal greco lo stare insieme tra credenti”. Atti 2:1
Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo.
Alcune testimonianze dei primi fratelli attestano che avevano l’abitudine, quando si
radunavano, di dire: “Siamo andati all’adunanza”. Offrire il culto del Signore è un
onore senza pari che i credenti hanno ricevuto per la loro gioia, edificazione, per il
servizio, per l’evangelizzazione e soprattutto per glorificare Dio.
Il nostro culto è offerto a Dio per mezzo della guida dello Spirito Santo come dice la
Scrittura in Colossesi 3:3 “perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro
culto per mezzo dello Spirito di Dio”. Giovanni 4:23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta,
che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali
adoratori. La guida e l’azione dello Spirito Santo nel culto è necessaria affinchè il
culto non diventi una forma esteriore e rituale, priva di spontaneità e genuinità
spirituali. Avendo come base la Parola di Dio che ci insegna come offrirlo. E’
necessario l’equilibrio, non eccedere nell’euforia spirituale e nemmeno nello spegnere
lo spirito, tutto sia fatto con ordine come dice la Scrittura.

RIVERENZA E TIMORE:
Quando siamo riuniti per offrire il nostro culto a Dio dovremmo evitare distrazioni,
chiacchiere superflue prima e dopo il culto, atteggiamenti non conformi alla presenza
di Dio. Matteo 18:20 “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in
mezzo a loro”. Dovremmo domandarci questa cosa la farei se fosse presente Cristo
Gesù? Ebrei 12:28:29 Perciò, ricevendo un regno che non può essere smosso, siamo
riconoscenti e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! Perché il nostro
Dio è anche un fuoco consumante.

LA LODE, ADORAZIONE E PREGHIERA:
Ebrei 13:15 “Per mezzo di lui, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di
Lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome”. Mt 26:30 “Dopo che ebbero
cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”. Colossesi 3:16 “ La parola di
Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri
con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e
cantici spirituali.
La lode e l’adorazione devono essere fatte tenendo conto che non siamo da soli nella
nostra cameretta segreta dove possiamo lodare e pregare con piena libertà, senza
guardarci intorno. Nel culto (Domenicale) a differenza dei culti di preghiera dove
siamo più liberi di esprimere la nostra preghiera, siamo riuniti insieme ad altri
fratelli, e persone che non sono ancora salvate, per cui dobbiamo tener conto di
questo. La lode e l’adorazione, insieme alla preghiera, devono essere guidate dallo
Spirito Santo e all’edificazione del Corpo di Cristo, e all’edificazione di coloro che
ancora non hanno ricevuto la salvezza, i quali ascoltando la nostra preghiera
vengono anche loro edificati.
Pertanto, durante il tempo di attesa tra una preghiera e l’altra, dovremmo avere un tono
della voce non troppo alto da sopraffare gli altri, dando la possibilità a tutti di elevare
preghiere (il Signore ascolta comunque). (Naturalmente dato che siamo più di due
o tre basta poco che i decibel si alzano per cui chi vuole innalzare la preghiera
deve anche alzare un po’ il tono della voce affinchè gli altri nel sentirlo ascoltano
la preghiera e possano dire amen).
Ricercare la comunione con gli altri fratelli Atti 1:14 Tutti questi perseveravano
concordi nella preghiera, con le donne e con Maria, madre di Gesù. La preghiera
comunitaria a differenza di quella individuale nella nostra cameretta segreta, tiene
conto dei bisogni della chiesa, della guida dello Spirito Santo, e della parola
predicata. Non è un momento dove elencare solo in nostri bisogni uno ad uno al
Signore, questo lo facciamo nella nostra cameretta segreta, oppure nella riunione
dedicata alla preghiera. Ma è un momento dove innalziamo il nome di Dio, dell’opera
di Cristo, Lo Spirito Santo, un momento dove apriamo il nostro cuore per esaltare la
Persona di Dio e di chi Egli è, e poi chiedere al Signore i bisogni spirituali che
riguardano l’opera di Dio. La lode, l’adorazione e la preghiera comunitaria viene svolta
al principio del culto e anche alla fine del culto come ringraziamento per tutto
quello che abbiamo ricevuto dal Signore e dalla sua parola.

IL PARLARE IN ALTRE LINGUE NEL CULTO DOMENICALE:
Il parlare in altre lingue in esame non è da confondere con il carisma delle lingue
quale Dono dello Spirito Santo alla Chiesa e che viene esercitato nei culti, ma ci
riferiamo al parlare in altre lingue come frutto del Battesimo dello Spirito Santo.
Spero di non essere frainteso e di spiegarmi bene, come insegna anche l’apostolo
Paolo durante il culto (soprattutto nel culto Domenicale) tutto sia fatto con ordine
e per l’edificazione della Chiesa.
I credenti nel culto ( soprattutto nel culto Domenicale), dove sono presenti i
credenti fratelli e i non credenti, durante il tempo dedicato all’adorazione e alla
preghiera, possono parlare in altre lingue (frutto del battesimo dello Spirito Santo)
questo non è vietato anzi è biblico, non vogliamo assolutamente spegnere lo Spirito I
Tessalonicesi 5:19 Non spegnete lo Spirito, che deve sempre guidare i nostri culti
altrimenti non ci identificheremo con credenti Pentecostali, ma per un giusto ordine
nel culto (soprattutto quello Domenicale) vogliamo seguire il consiglio della Parola
di Dio, la quale ci indica che il parlare in altre lingue a meno che non sia un carisma
dello Spirito Santo il quale va fatto ad alta voce, va fatto a bassa voce tra noi e Dio
I Corinzi 14:2 “Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio;
poiché nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose misteriose”. Non è vietato
assolutamente, ma va fatto tra noi e Dio con un tono normale per i seguenti motivi
scritturali:
A. NON E’ DI EDIFICAZIONE PER LA CHIESA INQUANTO NON E’
COMPRENSIBILE PERCHE’ E MISTERIOSA: I Corinzi 14:4 Chi parla in altra lingua
edifica se stesso non la chiesa, a meno che non sia un carisma e quindi con
l’interpretazione. I Corinzi 14:9 Così anche voi, se con la lingua non proferite un
discorso comprensibile come si capirà quello che dite? Parlerete al vento. I Corinzi
14:16 Altrimenti se tu benedici Dio soltanto con lo spirito (parlando solo in altre
lingue), colui che occupa il posto come semplice uditore come potrà dire amen, alla
tua preghiera di ringraziamento, visto che non sa quello che tu dici? Quanto a te certo,
tu fai un bel ringraziamento, ma l’altro non è edificato. I Corinzi 14:18 Io ringrazio
Dio che parlo in lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dire cinque parole
intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua.
B. POTREBBE ESSERE UN MOTIVO DI INCOMPRENSIONE PER I NON CREDENTI
I QUALI NON SONO A CONOSCENZA DELLE LINGUE, E NON COMPRENDONO
QUELLO CHE VIENE DETTO:
I Corinzi 14:23 Quando dunque tutta la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre
lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi?
NOTA: Questi accorgimenti durante il culto ( soprattutto in quello Domenicale) non
mirano a spegnere lo Spirito Santo anzi noi crediamo che lo Spirito Santo battezza e
riempi durante tutti i culti anche quelli (Domenicali), ma sono delle linee guida che
la Parola e non l’uomo ci da affinchè la Chiesa sia edificata e affinchè ci sia il giusto
ordine, perché Dio è un Dio di ordine non di confusione.

OFFERTA NEI CULTI: l’offerta in 1Corinzi 16:2 “Ogni primo giorno della
settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità
concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare”. 2Corinzi 9:7 7
Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché
Dio ama un donatore gioioso. L’offerta è spontanea e libera, ma allo stesso tempo è
pensata, volontaria, generosa, gioiosa. È parte del culto, sacra, solenne e spirituale
come tutto il resto. Dio non è in debito con nessuno, se noi vogliamo vedere l’opera di
Dio avanzare, dobbiamo anche offrire al Signore, sia nella sfera spirituale che in quella
materiale.

LA TESTIMONIANZA: la testimonianza Atti 15:4 “Poi, giunti a Gerusalemme
Paolo e Barnaba, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono
le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro; v.12 “Tutta l’assemblea tacque e
stava ad ascoltare Barnaba e Paolo, che raccontavano quali segni e prodigi Dio aveva
fatti per mezzo di loro tra i pagani”. La testimonianza non è una lamentela, una predica,
ma celebrare Cristo per quello che fa. Nella guida dello Spirito Santo, evitando lunghi
discorsi e inutili ripetizioni o descrizioni che fanno perdere il fulcro di quello che si
vuole dire a coloro che ascoltano.

LA PREDICAZIONE DELLA PAROLA: Ricevere la Parola: consolazione
o riprensione; promesse o comandamenti 1 Samuele 3:10 10 Il SIGNORE venne, si
fermò accanto a lui e chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!» E Samuele
rispose: «Parla, poiché il tuo servo ascolta». : nell’accettarla 1Tessalonicesi 2:13 “Per
questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la
parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale
essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”;
nell’approfondirla Atti 17:11 I Bereani, Or questi erano di sentimenti più nobili di
quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni
giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così”; e nel condividerla con gli altri
Geremia 23:35 Direte così, ognuno al suo vicino, ognuno al suo fratello: “Che ha
risposto il SIGNORE? Che ha detto il SIGNORE?”
RELATORE Bruno Graziano.
NOTA: Ho ritenuto importante specificare il nome del relatore degli studi riportati in
questa dispensa, non per avere un riconoscimento o una gratificazione personale, ma
solo perché mi assumo la piena responsabilità di quello che ho scritto. Solo a Dio
vada la Gloria in eterno.